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Meraviglioso cervello: uno stretto intreccio fra l’udito e le abilità cognitive

Sabrina Savioli - Luglio 18, 2017

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Sabrina Savioli

Audioprotesista e Audiometrista laureata all'Università degli studi di Roma "La Sapienza"

 

Quali i segreti dell’ascolto? Prova a rispondere un rapporto a cura dell’azienda Amplifon, dal titolo “Cervello in ascolto – Lo stretto intreccio tra udito e abilità cognitive”

Zona prevenzione come obiettivo condiviso: risulta particolarmente pericoloso sottovalutare l’ipoacusia, in ogni età della vita – spiegano gli specialisti.
Il legame fra la perdita uditiva e la demenza, infatti, è destinato a produrre un impatto su milioni di famiglie, visto l’invecchiamento crescente registrato in Italia: già oggi – illustra il rapporto – quasi il 90% di chi ha compiuto ottantacinque anni convive con i disturbi della sordità, e la metà soffre di un deficit cognitivo. Si tratta di patologie molto comuni nella società contemporanea: ora, tuttavia, si sa con certezza che sono fra loro collegate strettamente. Inutile aggiungere che un mancato trattamento terapeutico – che le tecnologie odierne rendono molto facile, almeno per quanto riguarda il recupero sensoriale – trasforma gli anziani affetti in individui che perdono facilmente l’autonomia e la libertà individuale, aggravando le loro condizioni di salute con depressione e isolamento ed incidendo infine non poco sui costi sanitari e sociali di gestione e cura.

Dal rapporto è emerso che l’intreccio invisibile fra udito e cervello «alimenta un circolo vizioso a due direzioni: così, un calo dell’udito è associato ad un aumento di oltre tre volte della probabilità di sviluppare una forma di demenza, mentre in tre pazienti con un deficit cognitivo su quattro si registra anche un disturbo dell’udito». I numeri sono quelle di due vere emergenze sociali: trecentosessanta milioni di persone nel mondo, infatti, convivono oggi con un calo dell’udito e quarantasette milioni con una forma di demenza. E questi dati, già impressionanti, sono destinati addirittura a raddoppiare – settecentoventi milioni con un disturbo uditivo – e quasi a triplicare – centotrentuno milioni con demenza – nei prossimi trent’anni, entro il 2050, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione. «Le origini del bug che fa scattare il circolo vizioso non sono chiare – precisano gli autori – ma è certa la sua natura bidirezionale: da un lato una perdita di udito comporta una riduzione del volume della corteccia cerebrale e delle diramazioni neuronali, oltre ad un affaticamento generale del cervello, dall’altro un peggioramento cognitivo facilita la comparsa di un disturbo nella percezione e nella comprensione verbale». Gli esperti sottolineano l’urgenza di intervenire tempestivamente: «Gli studi più recenti dimostrano, infatti, come la giusta soluzione acustica possa rallentare il declino cognitivo e migliorare le performance generali».

 

Fonte: http://www.audiology-infos.it/notizie

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