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Ricerca acufeni, ti interessano le ultime novità?

Gabriele Delosa - Novembre 5, 2015


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Ricerca acufeni, come si stanno muovendo gli scienziati

The Scientist” ha dedicato a settembre di quest’anno un lungo articolo alla “ricerca acufeni”, a quanto cioè gli scienziati e ovviamente le case farmaceutiche stanno operando nel campo, con l’intento di trovare una soluzione al problema, possibilmente remunerativa, chi arriva primo, vince.

Per prima cosa The Scientist si prende la briga di dare conto (per chi non ne è affetto e non conosce il problema) di cosa sia l’acufene e quale sia ipoteticamente la causa o le cause che lo generano.

Cause che possono essere di varia natura ed è quindi importante che la ricerca acufeni le tenga tutte presenti se vuole “colpire” il più vasto range di soggetti che ne sono affetti.

Le cause che determinano il problema e orientano la “ricerca acufeni”

Con gli acufeni devono fare i conti in primo luogo i militari, avvezzi come sono per motivi professionali a spari, scoppi improvvisi e rumori appunto assordanti (l’esercito americano spende una barca di soldi per gli “effetti collaterali” dei suoi adepti), ma non bisogna dimenticare i patiti delle immersioni subacquee, oltre agli incidenti e i traumi di varia natura.

Detto questo, i filoni di ricerca maggiormente battuti per la “ricerca acufeni” riguardano in primo luogo il cervello (e ti pareva che non fosse così!), nel tentativo di compensare lo stato anomalo che si è venuto a creare dopo l’evento che ha scatenato gli acufeni.

Non è ancora chiaro quando avviene la transizione del danno che dall’orecchio colpito passa al cervello.

E non c’è neppure certezza sulla responsabilità dell’acufene, se da imputare cioè al cervello oppure ai nervi periferici. Anche se il risultato non cambia: il cervello in sostanza comincia a catturare suoni da lui stesso generati, non male!

La patologia è nell’orecchio ma a generare gli acufeni è il cervello.

Qualcuno ha paragonato gli acufeni alle sensazioni fantasma che i pazienti sperimentano all’arto amputato, e che vanno ricondotte al sistema limbico. (Curr Biol, 25:1208-14, 2015; eLife, 4:e06576, 2015)

Altri obiettivi della “ricerca acufeni”

Il campo maggiormente esplorato riguarda i neuroni uditivi che connettono le cellule ciliate dell’orecchio interno con la corteccia uditiva del cervello.

Dato che, come anticipato, non è ancora noto il momento in cui avviene la transizione del danno dall’orecchio al cervello è in corso attualmente uno studio europeo in cui sono stati arruolati pazienti con acufeni da non più di tre mesi; mentre un altro studio americano ha accettato unicamente pazienti i cui acufeni datano da un anno.

Lo scopo dichiarato è di capire se la S-ketamina può essere la soluzione per gli acufeni, anche se certamente non per tutti gli acufeni…

Allo studio anche per la “ricerca acufeni” il canale del potassio: «Attraverso i modulatori del canale del potassio, è possibile modificare l’attività nel sistema uditivo centrale.»

Acufeni cronici, che fare?

Per acufeni cronici, diciamo oltre i 18 mesi dall’insorgenza, è in corso di sperimentazione l’uso di un vecchio farmaco utilizzato finora per epilessia e depressione.

Spiega inoltre The Scientist a proposito di “ricerca acufeni”: «Le mappe uditive nel cervello di chi soffre di acufeni si riorganizzano e si attivano da sole, senza che ci sia uno stimolo esterno. Nell’orecchio interno dell’uomo ci sono oltre 3.500 cellule ciliate ognuna delle quali è sintonizzata su una determinata frequenza. Quando queste cellule sono danneggiate, al cervello vengono a mancare gli input per specifiche frequenze. Il risultato è che i neuroni, cui fanno capo le frequenze adiacenti a quelle perse, espandono il proprio range in modo da includere le frequenze mancanti. In ultima analisi poi questi neuroni “supplenti” cominciano ad attivarsi spontaneamente, emettendo suoni fantasma che sfociano nell’acufene percepito.»

La soluzione proposta dai Michael Kilgard’s lab presso l’Università del Texas, Dallas, tenderebbe a riaddestrare la corteccia uditiva, mediante speciali forme di stimoli uditivi, per correggerne l’attivazione anomala.

In definitiva il consiglio per chi soffre di acufeni, ed è in trepidante attesa perché la ricerca acufeni trovi una soluzione valida, è di non arrendersi e di guardare avanti, anche se a me, che soffro di acufeni incessanti, sembrano tutte soltanto belle ipotesi.

E’ vero, gli scienziati che si occupano di “ricerca acufeni” affermano di saperne molto di più rispetto a dieci anni fa sugli acufeni, ma questo non è esattamente di grande aiuto per chi deve fare i conti con una patologia tanto misteriosa quanto misconosciuta, oltre che dalla stragrande maggioranza della popolazione civile, anche dalla classe medica.

Buona giornata!

Fonte: The Scientist

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by Acufeni, che fare?

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