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domenica, 17 Ottobre 2021
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Pesce zebra, sei la nostra speranza per gli acufeni!

Pesce zebra, nuova ricerca sulle cellule ciliate

Che c’entra il pesce zebra con le cellule ciliate, con gli acufeni e la malattia di Ménière? Nulla, ovviamente.

Non fosse che un gruppo di ricercatori ha preso a modello proprio il pesce zebra per studiarne il comportamento delle cellule ciliate in tempo reale.

La scelta è dovuta al fatto che da giovane il pesce zebra è completamente trasparente, ed è appunto questo particolare che rende agevole lo studio di qualsiasi parte del suo corpo, cellule ciliate comprese. [youtube id=”GMnp0VGT1mc” align=”right”]

Cosa hanno scoperto i ricercatori nel pesce zebra

Servendosi di un apposito microscopio hanno potuto studiare il pesce zebra vivo, senza cioè dissezionarlo.

Pesce zebra
Immagine tratta dalla ricerca The Stereociliary Paracrystal Is a Dynamic Cytoskeletal Scaffold In Vivo [Cell.com]
Dato che erano interessati al comportamento delle cellule ciliate hanno focalizzato l’attenzione sull’organo uditivo del pesce zebra, scoprendo che le proteine si muovono molto rapidamente nell’orecchio interno, e ciò implica il fatto che per mantenere in buona salute, cioè integri, i fasci di cellule ciliate è necessario questo rapido movimento delle proteine.

Spiega l’autore senior dello studio, Brian McDermott: «La nostra ricerca ci dice come il costante movimento delle proteine è indispensabile per mantenere integri i fasci delle cellule ciliate, compresa la funzione di riparazione.»

Il rapido movimento di quali proteine per la salute dell’orecchio interno

I ricercatori hanno scoperto che le proteine vitali actina e miosina si muovano lentamente nel corso delle ore. Mentre la proteina fascina 2b, si muove rapidamente, nell’ordine di secondi.

E’ la prova, secondo i ricercatori, che la struttura dell’orecchio interno, così come dei fasci delle cellule ciliate, è dinamica e non stazionaria.

La velocità con cui si muove la proteina fascina 2b può facilitare la riparazione dei danni causati all’orecchio esposto a onde sonore di forte intensità.

«Si pensava che tutto ciò che ha a che fare con le cellule ciliate fosse relativamente immobile e statico – dichiara McDermott – ma abbiamo scoperto che il costante e dinamico movimento contribuisce al mantenimento della struttura dell’orecchio interno per tutta la vita, cioè in termini di vita umana per 70 o 90 anni.»

Cosa cambia per chi soffre di acufeni e Ménière

Al momento, ovviamente nulla. Ma il prossimo gradino della ricerca sarà investigare come il movimento delle proteine, non solo quindi della fascina 2b, può contribuire a riparare i danni alle cellule ciliate.

In sostanza, si diventa sordi a causa di un danneggiamento alle cellule ciliate dell’orecchio interno, e questo lo si sapeva già.

«Finora nessuno ha potuto dimostrare che le cellule ciliate dispongano di meccanismi di autoguarigione. La prossima mossa sarà quindi scoprire se esiste questo meccanismo. Se riusciremo a comprendere le dinamiche di manipolazione delle proteine per riparare il danno, saremo in grado di ridurre sensibilmente la sordità nell’uomo.»

Parola di Brian McDermott, PhD, professore associato di Otolaryngology-Head and Neck Surgery, Case Western Reserve University School of Medicine

Buona giornata!

Fonti: The Stereociliary Paracrystal Is a Dynamic Cytoskeletal Scaffold In Vivo [pubblicato il 5 novembre 2015]; Science Daily

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[by Acufeni, che fare?]

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