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Mercato apparecchi acustici, quanto vale in Italia?

Gabriele Delosa - Dicembre 17, 2015


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Mercato apparecchi acustici, i dati forniti dalla ricerca Ehima

Il “mercato apparecchi acustici” in Europa, come risulta da una ricerca di cui mi sono occupato in un post precedente, appare in continua crescita.

Ovviamente siamo tutti interessati maggiormente al mercato di casa nostra ed è per questo che oggi, continuando a fornire i dati relativi al “mercato apparecchi acustici”, mi dedicherò alla presentazione della ricerca EuroTrak_2015_ITALY, by Ehima (European Hearing Instrument Manufacturers Association), via Anovum, la società svizzera di ricerca.

I vari segmenti del mercato apparecchi acustici

Fra i vari segmenti del mercato apparecchi acustici, da tenere presente al primo posto è la soddisfazione di chi fa uso di questi dispositivi.

La buona notizia è che la percentuale dei soddisfatti raggiunge adesso l’87% (“Gli apparecchi si sono rivelati superiori alle aspettative“, o “Si sono rivelati così come me li aspettavo“, così rispondono gli intervistati del campione rappresentativo dell’universo Italia). In generale, tenendo presenti i vari parametri nelle risposte, la soddisfazione è cresciuta del 9% rispetto al 2012, ricerca precedente, passando dal 70 al 79%.

Interessante la comparazione con le altre realtà: Francia (80%, 2012; 84%, 2015); Svizzera (84%; 81%, in calo); UK (72%; 70%, in calo); Danimarca (70%, 2012), Norvegia (72%, 2012), ma per questi due Paesi non c’è ancora il dato per il 2015. Infine in Giappone nel 2012 la soddisfazione era al 36% (manca il dato per il 2015, la ricerca è in progress).

Segue un elenco dettagliatissimo della soddisfazione legata a ogni singolo aspetto degli apparecchi, dalla facilità con cui si può cambiare la batteria (+12%), alla riservatezza verso gli altri (+12%), alla naturalezza del suono (+1o%), all’uso del telefono (+13%), alla conversazione in un gruppo piuttosto vasto di persone (+12%).

Il ruolo degli Audioprotesisti influenza la soddisfazione?

La qualità del servizio offerto dall’Audioprotesista durante il periodo di “rodaggio” vale 0.74.
La fase di counseling ottiene uno 0.73.
Il servizio post-vendita si attesta allo 0.72.
La professionalità dll’Audioprotesista è valutata 0.72.

Come è stata calcolata l’influenza dell’Audioprotesista?

Attraverso una correlazione, nel senso che “zero” significa nessuna relazione fra il criterio e la soddisfazione del cliente; “uno” è invece il massimo della relazione possibile.

Sta agli Audioprotesisti stabilire se questi dati sono soddisfacenti per loro, questa volta. O si potrebbe fare di più per essere orientati al cliente/paziente, user friendly che si capisce meglio?

Perché non si fa ricorso agli apparecchi acustici?

Questo è uno degli aspetti più importanti della ricerca. Ogni Audioprotesista dovrebbe studiare a fondo le risposte e fare propri i risultati.

Coloro che pur avendo problemi d’udito non fanno ricorso agli apparecchi acustici, dichiarano per il 61% che si sentirebbero imbarazzati a portarli; il 56% non accetta il design del dispositivo; il 65% non li ritiene confortevoli (ma la lista continua…).

Immagino che le singole aziende audioprotesiche, così come le case produttrici conoscano bene questi dati. Sono indispensabili in termini di marketing per capire, per esempio, dove indirizzare in maniera mirata la comunicazione aziendale.

Lo fanno, lo stanno facendo?

Senza contare poi che anche la Sanità dovrebbe porsi qualche domanda, visto che la perdita d’udito ha una ricaduta in termini di costi per la collettività tutt’altro che indifferente.

Ma, come ricordano i “sordi” intervistati in questa ricerca, le “priorità sono altre”.

E chi potrebbe non convenirne?

Buona giornata!

[by Acufeni, che fare?]

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