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Il fumo in gravidanza può danneggiare l’udito del bambino

570 311 Sabrina Savioli

L’esposizione al fumo prima e dopo la nascita può favorire problemi di udito: lo rivela la ricerca condotta in Giappone da Koji Kawakami all’Università di Kyoto e pubblicata sulla rivista Paediatric and Perinatal Epidemiology.

Lo studio ha coinvolto 50.734 bambini nati tra il 2004 e il 2010: è emerso che, rispetto ai bambini non esposti al fumo di sigaretta, i bambini le cui mamme fumavano durante la gravidanza presentavano un aumento del rischio relativo al danno uditivo del 68%, quelli esposti al fumo in età neonatale, a 4 mesi, presentavano un aumento del rischio del 30% e quelli esposti sia durante la gestazione e sia a quello passivo in età neonatale avevano il rischio di sviluppare problematiche uditive aumentato di 2,4 volte.

Risultati immagini per fumo in gravidanza bambino uditoAnche se le linee guida sulla salute pubblica già scoraggiano il fumo durante la gravidanza e di fronte ai bambini, alcune donne fumano ancora durante la gestazione e molti bambini sono esposti al fumo passivo“, ha detto l’autore giapponese Koji Kawaka. “Questo studio dimostra chiaramente che la prevenzione dell’esposizione al fumo di sigaretta durante la gravidanza e postnatale può ridurre il rischio di problemi di udito nei bambini. I risultati ci ricordano la necessità di continuare a rafforzare gli interventi per prevenire il fumo prima e durante la gravidanza e l’esposizione al fumo passivo nei bambini.”

Fontehttps://www.sciencedaily.com/releases/2018/06/180606082301.htm

Corso di alta formazione in audioprotesi

628 883 Gabriele Delosa

REQUISITI DI ACCESSO

Possono accedere al Corso i possessori della seguente Laurea: Laurea in Audioprotesi Laurea in Audiometria

POSTI DISPONIBILI

Numero minimo: 10 Numero massimo: 30

CONTRIBUTI DI ISCRIZIONE 1.500,00 + IVA

DOMANDA DI AMMISSIONE

Le domande di ammissione vanno effettuate entro e non oltre il 30/09/ 2018 in modalità on-line richiedendo il modulo di iscrizione alla mail della segreteria della Scuola Medica Ospedaliera ( segreteria@smorrl.it )

DIDATTICA

Il Corso ha durata semestrale e permette di conseguire 50 ecm per l’anno accademico 2019. Le attività formative sono suddivise in : – lezioni frontali – prove e-learning – attività pratiche specialistiche e workshop interattivi – tirocinio Durante il percorso formativo sarà possibile partecipare ad un tirocinio organizzato presso l’ Unità Operativa di ORL dell’Università Tor Vergata di Roma, presso le Unità di ricerca clinica della Sidero Onlus, o presso le sedi convenzionate con il corso.

Responsabile del corso Prof. Lino Di Rienzo Businco Ldirienzo@businco.net

Comitato Scientifico Prof. Lino Di Rienzo Businco ( U.O.S di ORL Nuovo Regina Margherita) Prof. Stefano Di Girolamo (Università Di Roma Tor Vergata) Dott. Pasquale Davide Longo (U.O. Ricerca Clinica Sidero onlus)

Per informazioni di carattere didattico-organizzativo si prega di far riferimento ai seguenti contatti: mail: masteraudioprotesi@gmail.com tel: +39 3331415176

Le informazioni di carattere amministrativo possono essere richieste presso gli uffici della Scuola Medica Ospedaliera ai seguenti contatti: mail: segreteria@smorrl.it tel: 06.68802626 – 06.68352411 Borgo Santo Spirito n.3 – 00193 Roma06

brochure del corso

Il privilegio di avere due orecchie: l’udito binaurale

850 300 Sabrina Savioli

“L’uomo ha due orecchie e una bocca per ascoltare il doppio e parlare la metà” – Zenone di Cizio.

Il valore morale e civile della succitata massima è il pretesto per trattare un argomento tecnicamente articolato, quanto importante, quale l’udito binaurale, ovvero la capacità di ascoltare mediante le due orecchie.
Sembra banale ma, da un punto di vista protesico, è fondamentale nelle perdite uditive bilaterali applicare due apparecchi acustici e non solamente uno.
Questo perché è necessario concepire il nostro sistema uditivo come un apparato in cui le orecchie non lavorano in maniera simmetrica e perfettamente sovrapponibile, ma rispondono a informazioni con caratteristiche diverse che vengono poi rielaborate e sintetizzate in un unico segnale. Questo straordinario meccanismo di ricezione prende il nome di udito binaurale ed è la capacità del cervello di “fondere” due messaggi sonori diversi (giunti alle due orecchie), creandone un terzo, sintesi dei due, ed è il meccanismo che crea la percezione dell’armonia nella musica: ad un concerto siamo in grado di concentrarci su un singolo strumento attraverso un ascolto critico o intenzionale, ma abbandonando questa prospettiva possiamo percepire l’armonia della fusione degli strumenti in un tutto. L’udito binaurale quindi si rivela un grande vantaggio non solo per identificare la localizzazione del suono proveniente da una data sorgente (anche in ambienti rumorosi), ma proprio in virtù delle specifiche capacità di ascolto che si realizzano mediante l’attività sincronica delle due orecchie esso ci permette di:

1. orientarci nello spazio;
2. prestare selettivamente attenzione a suoni specifici;

3. distinguere informazioni sonore importanti persino in ambienti di ascolto difficili.

Quello sinora descritto è uno dei motivi fondamentali per cui una protesizzazione monolaterale, in situazioni di deficit bilaterale (con relativa possibilità di applicazione bilaterale), rappresenti un errore applicativo notevole, causa di scarsi risultati sia di correzione che riabilitativi.

Fonte: http://www.cittadellinfanzia.it/rubriche/blog/index.php?id=56oz8tl2
Autore: Giorgio Pagnotta

Pendolari, attenti: il vostro udito è a rischio sui mezzi pubblici

960 562 Sabrina Savioli

I pendolari che usano metro, tram e autobus, dovrebbero proteggere le orecchie dall’eccessivo rumore

I pendolari sono costretti, giorno dopo giorno, all’esposizione di rumori molto forti, quali l’intenso vociare delle persone dovuto all’iperaffollamento delle stazioni, il fastidioso stridio delle frenate del treno e della metro sui binari ed i continui colpi di clacson delle auto nel traffico.

Questa esposizione cronica all’inquinamento acustico può lasciare davvero il segno, riducendo l’udito. A lanciare l’allerta sono gli esperti dell’Università di Toronto, in Canada, che per primi hanno provato a misurare i rumori a cui sono esposti i pendolari attraverso uno studio pubblicato su Journal of Otolaryngology – Head & Neck Surgery.

Lo studio
«Questo è il primo studio che prova a quantificare il rumore a cui le persone sono esposte mentre viaggiano tra casa e lavoro. Lo abbiamo fatto nello specifico sui pendolari che si muovono lungo la rete dei trasporti urbani di Toronto», racconta il ricercatore Vincent Lin.

Per quantificare lo stress a cui sono sottoposte quotidianamente le orecchie dei pendolari, i ricercatori canadesi hanno indossato sul colletto di camicie e t-shirt dei dosimetri per la misurazione del rumore mentre si spostavano tra casa e lavoro in auto, in bicia piedi oppure con i mezzi di trasporto pubblico (autobus, tram e metropolitana).

Hanno così scoperto che:

  • Il 20% dei picchi di rumore misurati in metropolitana andava oltre i 114 dBA (ovvero decibel ponderati in base alla sensibilità dell’orecchio alle diverse frequenze). Secondo le linee guida americane questa soglia non andrebbe superata per più di quattro secondi per salvaguardare l’udito.
  • Il 20% dei rumori più intensi percepiti sul tram, invece, è risultato oltre la soglia di 120 dBA.
  • L’85% dei rumori uditi alla fermata dell’autobus andavano oltre i 114 dBA, mentre l’85% dei suoni più intensi percepiti dai ciclisti superava i 120 dBA.

Serve più prevenzione
«Siamo rimasti molto sorpresi dall’esposizione media complessiva a cui sono sottoposti quotidianamente i pendolari, soprattutto dai picchi di rumore non solo sui treni ma perfino negli autobus», commenta Lin. «I responsabili della pianificazione urbanistica dovrebbero tenere conto dell’esposizione al rumore quando progettano spazi pubblici e la rete dei mezzi di trasporto».

 

Fonte: https://journalotohns.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40463-017-0239-6
Citato in: www.ok-salute.it

Ipoacusia infantile: i campanelli d’allarme da non sottovalutare

1000 664 Sabrina Savioli

L’ipoacusia infantile è una problematica che affligge 1 su 1000 bambini nati: infatti, in Italia, sono circa 100 mila i bambini tra gli 0 ed i 14 anni affetti da ipoacusia, condizione che impedisce il corretto sviluppo delle abilità linguistiche influendo sulla comunicazione, sul comportamento, sullo sviluppo socio-emotivo e sull’andamento scolastico del bambino.

Giuseppe Attanasio, medico specialista in Otorinolaringoiatria presso il Policlinico Umberto I di Roma, in occasione della Settimana dell’udito ha messo a punto, insieme a provider ECM 2506 Sanità in-Formazione e in collaborazione con Consulcesi Club, una guida per i genitori ed i colleghi medici sui campanelli d’allarme nei primi 24 mesi di vita del bambino: è infatti fondamentale che neonatologo e pediatra siano formati per riconoscere i sintomi dell’ipoacusia e intervenire tempestivamente.

QUALI SONO I CAMPANELLI D’ALLARME?
“Il linguaggio è quel segno che aiuta i genitori a comprendere che c’è un problema uditivo di grado medio – spiega Giuseppe Attanasio, responsabile scientifico del corso. “Se il bambino a 2-3 mesi non pronuncia alcune consonanti, come la M, la P o la B, oppure se a 6-9 mesi ha un balbettamento ancora molto povero si può cominciare a pensare a qualche problema. Può essere considerato un altro campanello d’allarme se a 12 mesi non risponde a dei comandi semplici o quando viene chiamato per nome. È ovvio che se i genitori non riescono a cogliere questi segni, verso i 18-24 mesi il bambino ipoacusico non svilupperà la capacità di pronunciare parole o frasi”.

QUALI SONO I FATTORI SCATENANTI DELL’IPOACUSIA INFANTILE ACQUISITA?
Il professor Giuseppe Attanasio spiega: “Le causa infettive e tossiche sono le più frequenti; tra quelle pre-natali ci sono le malattie trasmesse dalla madre durante la gravidanza, il cosiddetto complesso TORCH (Toxoplasma, Rosolia, Citomegalovirus ed Herspe Simplex), comprendente agenti patogeni molto pericolosi per il feto. Ci sono poi sordità perinatali, legate ad ipossia durante il parto e quelle post-natali infettive, causate ad esempio da parotite, meningite, morbillo; le cause tossiche invece riguardano per lo più l’utilizzo di farmaci ototossici, come alcuni antibiotici.

 

Fonte: www.freedompress.cc

La tecnologia CRISPR può essere utilizzata per modificare il gene ereditario che causa sordità.

2800 1867 Sabrina Savioli

CRISPR è l’acronimo di Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats, traducibile in italiano con brevi ripetizioni palindrome raggruppate e separate a intervalli regolari.
La tecnica di editing genomico così chiamata è un meccanismo recentemente scoperto per editare e modificare il DNA. È un sistema semplice e poco costoso; inoltre è preciso e affidabile.

Sono passati solo cinque anni dalla sua scoperta, eppure Crispr, dopo aver dimostrato in laboratorio le sue potenzialità è già pronto per essere testato sull’uomo. Gli studiosi sono fiduciosi del fatto che possano iniettare la tecnologia di editing genomico direttamente dentro l’orecchio per fermare la sordità genetica ereditaria.

A Boston i ricercatori Zhen-Yi Chen e David Liu hanno testato con ottimi risultati iniezioni a base di Crispr direttamente nelle orecchie dei topi per disattivare un gene chiamato Tcm1, responsabile di una progressiva perdita uditiva. Queste iniezioni hanno portato a un sorprendente recupero dell’udito.

L’editing del genoma consente di correggere il difetto genetico in maniera precisa direttamente sulla sequenza di Dna mutata, come un tipografo che corregge le lettere di un testo – spiega Luigi Naldini, direttore del Sr-Tiget e docente all’Università Vita-Salute San Raffaele. Questo è un vantaggio straordinario, perché permette di ripristinare la funzione e conservare la naturale regolazione del gene.

 

Fonte: https://www.technologyreview.com/s/608899/the-easiest-place-to-use-crispr-might-be-in-your-ear/#comments

Citato in: www.nova.ilsole24ore.com

 

 

Menopausa e perdita dell’udito: la terapia ormonale sostitutiva non è una soluzione

2041 1400 Sabrina Savioli

Mentre il declino uditivo dell’uomo comincia intorno ai 30-40 anni, la donna ritarda questo momento grazie agli ormoni che hanno un effetto protettivo sul suo sistema uditivo. Durante la menopausa, quindi, si ha una riduzione del livello degli estrogeni con una conseguente ripercussione sull’udito della donna.

Per verificare questa teoria, i ricercatori hanno sottoposto ad un test dell’udito 104 donne, in menopausa da almeno un anno, e, in media, di 51 anni di età. Il test dell’udito è stato ripetuto una seconda volta circa sette anni e mezzo dopo. Questi test hanno stabilito che la menopausa sembra agire come il trigger, il fattore scatenante, di un relativamente rapido declino dell’udito.

Ma c’è qualcosa che si può fare per evitare la perdita dell’ udito che si sviluppa nella menopausa? La risposta non è chiara.

Essendo l’udito della donna protetto dagli ormoni, sembrava logico pensare che la terapia ormonale sostitutiva (o HRT in inglese) in post-menopausa avrebbe potuto aiutare le donne nel declino uditivo, ma il risultato dello studio appare opposto rispetto alle aspettative.

Uno studio condotto su 80.972 donne seguite dal 1991 al 2013 dalla North American Menopause Society e pubblicato sulla rivista Menopause ha evidenziato che effettivamente la terapia ormonale con estrogeni e progesterone non compensa la mancanza di ormoni protettivi per l’udito, bensì aumenta il rischio di perdita di quest’ultimoLe prestazioni nei test dell’udito delle donne trattate con terapia ormonale sostitutiva sono risultate essere fino al 30 per cento inferiori a quelle delle donne che non hanno ricevuto la terapia ormonale sostitutiva.

I risultati differenti indicano che la relazione tra HRT e udito sia ancora non chiara. Tuttavia le donne dovrebbero essere avvisate circa il rischio di perdita dell’udito associato almeno con alcuni tipi di HRT.

Il dottor JoAnn Pinkerton, direttore della ricerca, ha infatti sostenuto l’importanza dell’informazione in merito a rischi e benefici della terapia ormonale sostitutiva, sui quali ogni donna dovrebbe essere opportunamente informata per poter compiere una scelta equilibrata e consapevole.

Fonti: www.leggo.it – www.cisento.com – www.specialistidelludito.it

Alcuni antidepressivi possono peggiorare l’acufene

2496 1396 Sabrina Savioli

C’è chi avverte un ronzio, un fischio, un fruscio e molto altro: non è facile convivere i rumori “fantasma”, i cosiddetti acufeni, ma a peggiorare la situazione a volte possono essere anche dei farmaci, che magari il medico ha prescritto proprio per placare l’ansia.

Uno studio condotto presso la Oregon Health & Science University e pubblicato sulla rivista Cell Reports, dimostra come alcuni antidepressivi possano peggiorare la sintomatologia dell’acufene; in particolare parliamo di antidepressivi SSRI, i cosiddetti “inibitori della ricaptazione della serotonina”, che servono ad aumentare i livelli dell’ormone del buonumore nel cervello.
In passato diversi articoli scientifici avevano già riportato un peggioramento degli acufeni in alcuni pazienti in cura con questi farmaci, senza però svelare il meccanismo che si cela dietro a questo effetto.

Lo studio

Attraverso esperimenti in provetta su cellule di topo, gli scienziati hanno scoperto che la serotonina stimola in maniera abnorme alcuni neuroni fusiformi che si trovano nella regione del cervello (il nucleo cocleare dorsale) dove ha origine la sensazione dell’acufene. I risultati dei test dimostrano che questi neuroni diventano ipersensibili agli stimoli e «la loro attività schizza letteralmente alle stelle», come spiega l’otorinolaringoiatra Laurence Trussell che ha coordinato lo studio.

Cosa potrebbe cambiare

Se questi risultati verranno confermati da ulteriori studi, potrebbero dunque cambiare le indicazioni per l’utilizzo degli antidepressivi SSRI, con una esplicita avvertenza in caso di acufeni. «Se sei un medico che cura per depressione un paziente che soffre anche di acufeni – commenta Trussell – dovresti fare attenzione quando prescrivi un farmaco che serve a placare l’ansia: gli antidepressivi SSRI potrebbero peggiorare proprio il problema che stai cercando di risolvere».

 

 

Fonte: http://www.cell.com/cell-reports/abstract/S2211-1247(17)31098-7

Citato in: www.sanihelp.it – www.ok-salute.it

Problemi di udito, 43% over 60 non capisce le indicazioni degli specialisti

900 600 Sabrina Savioli

Secondo uno studio dei ricercatori della Cork University, fatto su 100 pazienti over 60, il 43% degli anziani non riesce a capire le indicazioni del medico e del tecnico proprio a causa di problemi di udito.

Insomma, secondo la ricerca, proprio il fatto di non sentire bene sarebbe sovente all’origine di errori nel seguire la terapia. Ben 43 pazienti hanno riferito di aver sentito male le istruzioni del medico a causa del loro problema di udito ma anche per il modo di parlare degli specialisti, l’uso di un linguaggio troppo tecnico, o la presenza di rumori nella stanza.

Secondo i ricercatori, proprio gli otorinolaringoiatri ed i tecnici audioprotesisti sono in una posizione ideale per comprendere meglio e rispondere alle necessità dei pazienti più anziani con problemi di udito. L’invito è quello di fare il possibile per accertarsi che il malato abbia veramente compreso le indicazioni. Un approccio davvero centrato sul paziente permetterebbe, infatti, di evitare pericolosi fraintendimenti.

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: www.adnkronos.com

 

 

La nazionale sorde e l’inno che incanta 

799 450 Gabriele Delosa

Volley: le ragazze della nazionale sorde, fresche vincitrici dell’argento alle “Deaflympics”, le Olimpiadi per non udenti, stanno facendo impazzire il web con l’inno di Mameli cantato con i segni. La loro allenatrice è una veronese, si chiama Alessandra Campedelli ed è il coach dell’under 16 regionale della Calzedonia Verona.

La Nazionale italiana sorde si è fermata a un passo dall’oro perdendo in finale 3 a 0 contro il Giappone, squadra forte e quadrata, già vincitrice dell’ultimo Mondiale.

Un risultato, quello delle azzurre, comunque da incorniciare. Era la prima volta nella storia della FSSI (Federazione Sport Sordi Italia) che una squadra femminile di pallavolo volava in finale.

Fonte: http://www.larena.it/home/sport/la-nazionale-sorde-e-l-inno-che-incanta-la-coach-%C3%A8-veronese-1.5867458

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